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La chiave del nostro potenziale, è in noi

potenziale umano e mente inconscia

Foto di Miguel Bruna su Unsplash

La chiave del nostro potenziale
è dentro di noi

Quale è la chiave per sbloccare il nostro potenziale?

Molte volte vorremmo intraprendere delle azioni, ma è come se non riuscissimo a mettere l’energia o la motivazione necessari.

Quante volte è capitato anche a te?

Quante volte hai potuto osservare persone, magari senza grandi qualità, che assurgono a vette eccelse, e al contrario, persone capaci, che rimangono al palo?

Come mai?

E’ importante capire che la chiave del nostro potenziale è dentro di noi.

In ciascuno di noi coesistono due entità: una mente logica e critica, che cerca di adattarsi alle necessità della società e funziona secondo specifici programmi, ed un nostro noi stessi più vasto, che possiamo chiamare mente inconscia.

Successo e mindset

Foto di Zac Durant su Unsplash

Accedere all’inconscio

Accedere alla mente inconscia significa poter liberare enormi capacità, cambiando in positivo la nostra vita, rendendola più serena e completa, superare blocchi, acquisire sicurezza ed autostima e sviluppare maggior creatività.

Intendiamo con la parola inconscio la parte di noi della quale non siamo direttamente coscienti.

Noi abitualmente siamo consci solo di un numero limitato di cose.

Rispetto alla realtà esterna, la nostra mente effettua un’opera di filtraggio.

Osserviamo ad esempio una persona che sta andando al lavoro.

E’ conscia magari di alcuni suoi pensieri, della mano che inserisce la chiavetta per avviare il motore e di poco altro, ma la realtà è ben più vasta: colori, forme, ed anche possibilità sulle quali la sua mente non si sofferma.

Oppure guardiamo una persona che ha una sofferenza amorosa.

Pensa solo alla persona amata e non si rende conto di tutte le possibilità che la vita stenderebbe di fronte a lei.

In pratica tutte le opzioni che in questi casi abbiamo davanti, perdono di importanza, vengono ignorate dalla nostra mente conscia, non ci facciamo caso perché la nostra attenzione è focalizzata solo su punti specifici.

Quando abbiamo un problema, siamo focalizzati solo sul problema

Nei momenti difficili della nostra vita, la nostra mente rimugina sulla situazione che viviamo, difficilmente porta la sua attenzione all’esterno, alle possibilità di scelta che abbiamo davanti.

Se solo potessimo in tali momenti, rivolgere altrove il nostro sguardo, quanto potrebbe cambiare la nostra vita? Quante soluzioni potremmo trovare, invece di restare li, focalizzati su quel problema specifico?

Nei momenti in cui ci sentiamo abbattuti, con poche risorse a nostra disposizione, restiamo focalizzati sul problema, non ci ricordiamo che magari abbiamo superato anche situazioni peggiori e di certo con successo.

La nostra memoria in questi momenti sembra non aver acceso a queste informazioni, ma ci fa restare immobili, concentrati sul problema.

Una delle caratteristiche meglio documentate della memoria breve è precisamente il suo carattere limitato nel contenere informazioni. Il fenomeno è stato anche analizzato estensivamente dalla letteratura scientifica.

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L’esperimento di Miller e la mente conscia

Alcuni scienziati si sono resi conto che la nostra mente conscia ha una “capacità limitata”.

Citiamo a questo proposito il famoso articolo di Miller sul suo famoso numero “7 + o – 2″ che per primo ha portato l’attenzione sul fatto che la nostra mente conscia può esaminare solo un limitato numero di informazioni.

Secondo ricerche sperimentali, le informazioni che possiamo ritenere in memoria variano tra 5 a 9 (ecco da dove deriva il nome 7 + o – 2).

L’esperimento di Miller fu pubblicato nel 1956 dallo psicologo George A. Miller del dipartimento di Psicologia dell’Università di Princeton negli “Psycological Review”.

Apparentemente afferma che il numero di oggetti che una mente umana media può tenere in mente mentre è in funzione è 7 ± 2. Questa è conosciuta anche come la Legge di Miller (cit. Wikipedia).

Miller sperimentazione

La cosa positiva è che possiamo estendere questa nostra capacità, grazie ad esercizi sulla consapevolezza. Ora non mi vorrei addentrare in questo argomento ma ti prometto che tornerò a parlare di consapevolezza o mindfulness in qualche post futuro.

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I dettagli tecnici dell’esperimento

L’esperimento in questione è abbastanza famoso in psicologia. Consisteva nel prendere una persona cui Miller presentava un numero di stimoli che variavano in una dimensione (per esempio 10 toni differenti che variano solo in intensità) e rispondere ad ogni stimolo con una precisa risposta, appresa precedentemente.

La risposta è essenzialmente perfetta tra 5 o 6 stimoli, ma si inizia a sbagliare quando il numero cresce.

Quindi si è constatato che la massima performance delle persone, in una valutazione unidimensionale, può essere caratterizzata come l’abilità di distinguere in una informazione ricevuta, tra 4 e 8 alternative.

Con questo termine si intende la più lunga lista di oggetti (per esempio numeri, lettere, parole, …) che una persona può ripetere nel corretto ordine immediatamente dopo l’acquisizione nel 50% delle prove. Miller osservò che il “memory span” di un giovane adulto è di circa 7 oggetti.

Quindi, tutto viene filtrato?

Diciamo di si. Il filtraggio è operato da meccanismi inconsci. Quel che ne risulta è che alla nostra mente cosciente arriva solo un’infima parte di quelle che sono le nostre percezioni dei sensi, per di più organizzate e trasformate da processi che avvengono sotto la soglia della nostra coscienza.

Questo significa che quindi, in maniera inconscia, potenti meccanismi sono all’opera. La nostra respirazione, i nostri processi corporei in genere sono retti dalla nostra mente inconscia, ma così anche l’interpretazione di quello che leggiamo, i pensieri che ci sorgono spontaneamente, le nostre abitudini e tutto quello che si muove all’interno di noi.

Alla fine di questo articolo ho pensato di mettere il famoso cortometraggio “The Butterfly Circus” (Il circo della farfalla). In questo cortometraggio il protagonista inizialmente è concentrato sulla sua situazione, sul suo problema, ma grazie all’aiuto che riceve dai compagni, inizia ad “alzare lo sguardo”.

Inizia a capire che la sua autostima non può esser nelle mani di altri. Ognuno di noi ha un grande potenziale a sua disposizione, bisogna solo trovare il modo di aver accesso a quel potenziale, per poterlo sfruttare al massimo.

Se l’autostima è nelle mani di altri, saremo portati a “Giudicare”!

Il video in questione è stato interpretato da Nick Vujicic (nel ruolo di Will), l’uomo senza nessun arto, che tale è non solo nel film.

Nick Vujicic

Foto Di Christliches Medienmagazin pro – Flickr: Nick Vujicic

Nick Vujicic è infatti affetto dalla rarissima tetramelia, è privo di tutti e quattro gli arti e puoi vedere quante bellissime conferenze sta rilasciando in giro per il mondo. Se la nostra autostima la lasciamo nelle mani degli altri, saremo sempre più portati a giudicare dalle apparenze ed è questo che si dovrebbe evitare.

La tendenza a giudicare gli altri dalle apparenze, e a guardare noi stessi concentrandosi su cosa non va, ci mette nella condizione di non ritenerci degni di vivere pienamente la felicità.

Nel corto, Il signor Méndez è il proprietario di un circo che visita il “padiglione delle mostruosità umane”, dove c’è anche Will. A contatto con Méndez e compagni, Will praticamente “rinasce”: “Se solo tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri, se tu potessi vedere ciò che di meraviglioso c’è in te”.

Will capisce che quegli attori del Circo sono “rinati” dalle ceneri della loro precedente vita, ma Will è perplesso. Bellissima a questo proposito la frase: “Un vantaggio su tutti loro tu ce l’hai” – dice Méndez: “più grande è la lotta e più glorioso il trionfo!”.

Ognuno di noi possiede infinite potenzialità. L’autocommiserazione ed il vittimismo non fanno altro che farci affondare in un vortice negativo che ci porta inesorabilmente verso il basso.

https://youtu.be/jjOmiLerT7o

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Fabio Pandiscia
Founder – Formae Mentis

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