
Linguaggio del corpo nel lavoro:
Quali sono le tecniche giuste?
Capire come gestire il linguaggio del corpo nel lavoro è una delle richieste che ricevo più spesso, sia dai lettori del mio blog che dai giornalisti durante le interviste.
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Riprendo questo post da uno dei miei ultimi pubblicati sul mio blog personale perché ho notato che le persone insistono sempre sulle stesse domande. La curiosità più grande sembra essere quella di trovare la ricetta magica per aver successo, piacere al capo o vendere di più.
Foto di Kenny Gaines su Unsplash
Questo non è il “linguaggio del corpo”, ma la bacchetta magica.
Intendiamoci, non esiste un linguaggio specifico per ogni settore. I segnali di gradimento, tensione o rifiuto si esprimono allo stesso modo sia a cena che in ufficio; quel che cambia è il contesto. Fare un corso sul linguaggio del corpo nel lavoro tratterà gli stessi argomenti di un corso sulla seduzione, solo in salsa diversa.
Purtroppo oggi molti cercano il “tutto e subito”, ma la formazione seria richiede tempo. Se cerchi risultati miracolosi senza impegno, i miei post tecnici non fanno per te.
Miti e realtà sulla comunicazione non verbale professionale
Dobbiamo tralasciare le credenze inutili. Analizzare come un fumatore muove la sigaretta non ha fondamento scientifico. Ricorda che il verbale ricopre solo il 7% della comunicazione, mentre il non verbale (55%) e il paraverbale (38%) dominano l’impatto del messaggio.
Se menti al tuo capo o vendi un prodotto in cui non credi, non riuscirai mai a controllare il tuo linguaggio del corpo nel lavoro. La mancanza di congruenza tra i canali comunicativi ti renderà poco credibile: la voce cambierà tono, aumenterà la sudorazione o le pupille si dilateranno.
Le tecniche giuste di linguaggio del corpo nel lavoro
Il sorriso è lo strumento più potente, ma deve essere autentico (rughe “a zampa di gallina” e movimento simmetrico). Uno sguardo adeguato, rivolto all’interlocutore senza essere invadente, crea fiducia immediata.
Quale posizione assumere?
Spesso si dice che stare a 45° sia meglio della posizione frontale. Tra uomini, la posizione frontale può essere percepita come una sfida primordiale. Per questo, nel linguaggio del corpo nel lavoro tra maschi, è meglio stare leggermente di fianco. Tra uomo e donna o tra donne, la posizione frontale è invece ben tollerata.
Uso delle braccia e dello spazio
Le braccia incrociate non significano sempre chiusura; dipende dal contesto. Tuttavia, è meglio evitarle per mostrare apertura e rispetto. Infine, rispetta la “distanza personale” di circa 1,50 metri per far sentire l’altro a proprio agio.
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Tratto da “Comunicare bene, la comunicazione come forma mentis“
Autore: Fabio Pandiscia
Edizioni Psiconline
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