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Attento a ciò che TI dici

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Foto di Kristina Flour su Unsplash

 

Attento a ciò che TI dici

Quale è la persona con la quale parliamo di più in assoluto?
Esatto, noi stessi!
Con noi stessi siamo i più grandi chiacchieroni, allora controlliamo bene ciò che ci diciamo, le parole che pensiamo!

Ogni giorno rischiamo di perderci in pensieri negativi, come nel caso di Alberto ci ripetiamo: «mi ammalo sempre», «Non sono portato per questo lavoro», «Perché non riesco mai ad imparare niente?».

Come si generano questi pensieri?

Le domande negative sono caratterizzate da parole negative che, come in un circolo vizioso, andranno a caricare delle immagini mentali pessime.

Attento a ciò che TI dici
Foto di Milad Fakurian su Unsplash

Queste immagini creano stati d’animo negativi che si riflettono sul nostro comportamento.

Quindi, Attento a ciò che Ti dici!

Ma come si formano queste immagini?

Ogni stimolo che riceviamo dall’ambiente esterno viene filtrato dai nostri 5 sensi (vista, udito, tatto, olfatto, gusto).

La nostra mente è portata ad analizzare tali stimoli e a classificarli.

Questo lavoro per il nostro cervello comporta uno sforzo che se possibile, cerca di non fare, per risparmiare energia.

Quello che percepiamo dall’ambiente crea nella nostra mente delle rappresentazioni mentali positive o anche negative, siamo noi a dare a tali immagini questa valenza emotiva.

 

Nulla è vero o falso, è il pensarlo che lo rende tale (W. Shakespeare) Condividi il Tweet

 

Punto di vista

Perché molte volte fatichiamo a cambiare il nostro punto di vista?

Cosa ci comporta il focalizzarci e ripeterci parole a valenza negativa?

Iniziamo con il dire che è più facile confermare una vecchia immagine piuttosto che sostituirla con una nuova, perché la vecchia è carica di energia, rappresenta un investimento per il nostro cervello.

Le decisioni che prendiamo, basate sulle rappresentazioni mentali che abbiamo, non fanno altro che accrescere l’investimento sull’immagine stessa.

Ecco perché il nostro cervello cerca sempre di risparmiare il suo lavoro energetico (Pandiscia, 2009).

A volte ci capita di non accettare il punto di vista del nostro interlocutore.

E’ un procedimento che si mette in atto molto spesso non per rifiutare la persona che abbiamo davanti, ma per allontanare un lavoro supplementare a livello cerebrale.

 

Attento a ciò che TI dici

 

Mi spiego meglio, ascoltare qualcosa che presuppone un apprendimento significa scombinare nella nostra mente delle idee già consolidate.

Un argomento che ci faccia cambiare un’opinione a volte, non deve intendersi come un rifiuto dell’altra persona, quanto piuttosto un rifiuto ad elaborare nuove idee, nuove immagini.

Cambiare un punto di vista significa cambiare anche tutti gli investimenti energetici che sono stati effettuati precedentemente su una vecchia immagine o idee.

Quando siamo stanchi, siamo meno disposti ad accogliere nuove immagini nella nostra mente, ovvero ad imparare cose nuove.

L’atteggiamento mentale determina il nostro comportamento e le domande che ci poniamo dirigono il nostro focus.

 

Se vuoi cambiare il tuo destino, cambia il tuo atteggiamento (Amy Tan) Condividi il Tweet

 

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Tags
autostima,PNL
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