
Avere ragione conta più di tutto il resto?
Pare di sì, ecco perché.
Quanto meno, così pare pensare la nostra parte più istintiva. Il nostro cervello esiste per proteggerci e per farci sopravvivere. Svolgere questo compito è arduo, quindi è equipaggiato con raffinata intelligenza, sistemi di previsione e logica. Ma ha anche un potentissimo alleato: sé stesso.
Il bisogno di certezza
Come sarebbe la nostra vita se dubitassimo di continuo delle scelte fatte? Non potremmo fare praticamente niente! Questo dubbio costante diventa paralizzante per molte persone che, piuttosto di fare scelte azzardate, preferiscono rimanere immobili in attesa che la situazione si risolva da sola.
Per evitarlo, l’evoluzione ha elaborato un trucco complesso: il principio di “avere ragione”. Quando facciamo una scelta, il nostro cervello ci convince di aver fatto la scelta giusta. Questo genera un effetto pericoloso: perpetrare un errore anche se ci viene dimostrato il contrario. L’orgoglio personale nega questa possibilità e preferisce continuare a sbagliare piuttosto di correggere il pensiero.
L’errore e l’autostima
Il pensiero scientifico del “valido fino a prova contraria” non è facile da applicare. Anche perché, quando sbagliamo, molti godono nel sottolinearlo con frasi come “te l’avevo detto!” o “non capisci niente”. Vere mazzate per l’autostima.
Ma quanto è forte questo bisogno? Gli scienziati hanno fatto prove illuminanti:
- L’esperimento delle foto: Ai volontari venivano mostrate due foto simili. Dopo la scelta, la foto veniva scambiata con quella scartata senza farsi notare. Chiedendo “perché hai scelto questa?”, nessuno ebbe dubbi. Tutti inventarono spiegazioni su capelli o espressioni per giustificare una scelta che non avevano fatto.
Choice Blindness
In un supermercato è stata fatta la prova con la marmellata: due barattoli, sapore diverso. Dopo l’assaggio e la scelta, i barattoli venivano scambiati. Di nuovo, nessuno ebbe dubbi e spiegò che la marmellata (quella scartata!) era più buona.
Questo fenomeno è noto come daltonismo per le scelte (choice blindness). È come se scegliessimo il tè, ci servissero il caffè e noi spiegassimo con convinzione perché quel caffè è un ottimo tè. Questo principio è noto da millenni: Erodoto lo riassunse nella favola de la volpe e l’uva. Il nome scientifico è dissonanza cognitiva.
[Image of cognitive dissonance theory]
Dissonanza Cognitiva e Manipolazione
In un esperimento, chi lavorava per solo 1€ diventava il miglior “reclutatore”. Doveva giustificare a se stesso la scelta di un lavoro noioso senza paga: la mente doveva eliminare la discrepanza tra realtà e convinzione.
Su questo fanno leva agitatori, demagoghi e politici infami. Chi dice ai fanatici che hanno ragione a odiare o escludere è visto come un “salvatore” che giustifica le loro scelte, riducendo il dolore della dissonanza.
Il cervello trova sempre una scusa
L’esempio più estremo riguarda i pazienti con il corpo calloso reciso (corpus callosum). Se l’occhio sinistro vedeva un’immagine forte (una donna nuda), il paziente provava imbarazzo ma non sapeva perché (poiché l’emisfero destro non “parla” con quello sinistro).
Invece di ammettere ignoranza, il cervello inventava scuse immediate: “lei mi mette in imbarazzo con le sue domande”. Il cervello trova sempre una giustificazione, anche a costo di perdere amici, partner o la vita.
“La ragione la tengono i fessi”
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Per approfondire:
- M. Piattelli Palmarini – “Chi crediamo di essere?”
- M. Piattelli Palmarini – “Le scienze cognitive classiche”
- L. Festinger – “Teoria della dissonanza cognitiva”
- M.S. Gazzaniga – “L’interprete: come il cervello decodifica il mondo”
Fabio Pandiscia
Formae Mentis



