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LEZIONE 6: Prima impressione e stretta di mano

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Prima Impressione e Stretta di Mano

In questa sesta lezione parleremo della prima impressione e della stretta di mano, e ci aiuteremo come al solito di video e file audio.

In una società come quella attuale che si basa sullo scambio di informazioni è importante capire che il concetto di comunicazione ci riguarda tutti da vicino.

Fermiamoci un attimo a pensare quale è la persona con la quale comunichiamo più di frequente, tutti i giorni, per tutta la nostra vita?

La risposta la conosciamo: Noi stessi!

La comunicazione intrapsichica non può essere sottovalutata e al pari di quella interpersonale ha una importantissima regola: Il come si dice una determinata cosa, è più importante del Cosa si dice.

Per migliorare una relazione con gli altri, ma anche e soprattutto con noi stessi, il come è più importante del cosa.

Viene dunque da pensare: “la prima impressione può influenzare una comunicazione?
Certo che sì!

Quando conosciamo qualcuno, ci facciamo un’idea su che tipo sia, in genere, questa prima impressione si mostra molto tenace alle disconferme.

Possiamo quindi dire che una nostra immagine inizia ad aleggiare nella mente del nostro interlocutore ancor prima che parliamo. Sembra incredibile, ma anche se inconsapevolmente, una prima impressione positiva o negativa ci ha già presentati.

Spesso siamo noi stessi che ci diamo dei limiti. Quante volte non riusciamo a fare le cose semplicemente perché immaginiamo di non farcela? Magari ancora prima di provare, molto spesso per paura di sbagliare e più abbiamo paura di sbagliare, più è facile che avvenga.

Tutto questo si verifica perché al nostro cervello non piace contraddirsi o ritrattare una realtà ormai assodata, piuttosto gli piace sentirsi dire: “lo sapevo, è come dicevo io” e ancora una volta si avvera la profezia che conferma di nuovo le nostre sensazioni iniziali.

Si mette in moto un circolo vizioso che poi diventa difficile da spezzare.

Se per ipotesi, mettiamo sui piatti di una bilancia due pesi: il primo rappresentato dal “cosa” dico (contenuto del linguaggio) e il secondo dal “come” lo dico (toni della voce e comunicazione non verbale), il secondo piatto peserà tredici volte più del primo (93% contro il 7% delle parole).

Valutazioni simili sono state effettuate negli anni ’60 in America da Albert Mehrabian, che osservò come in una normale comunicazione la corretta ricezione del messaggio sia data solamente per il 7% dalle parole, mentre il 38% è rappresentato dai toni della voce e il 55% dal linguaggio non verbale.

Pensiamo per un attimo a qualcuno che abbiamo conosciuto nel passato e anche se non sapevamo nulla di lui, abbiamo detto: “non lo conosco, però mi è simpatico, è come se lo conoscessi da sempre”. Viene dunque da pensare: “la prima impressione può influenzare una comunicazione?”

Certo che sì!

La prima impressione

Il file audio qui sotto, ti servirà per approfondire quanto appena detto:

Poniamo il caso che il nostro corpo, la nostra espressione, la nostra postura, abbiano trasmesso una prima impressione positiva nel nostro interlocutore e che la fase successiva sia la stretta di mano. Vedremo qui di seguito tutti i messaggi che una “semplice” stretta di mano può comunicare al nostro interlocutore.

Prima della stretta di mano, però, facciamo attenzione al palmo della mano.

Quando diamo la mano, sappiamo che la stretta deve essere paritaria. Cioè tutti e due dobbiamo essere sullo stesso piano per non risultare né dominanti né sottomessi. Ogni volta che il palmo è rivolto verso il basso, vuol dire che chi sta portando la stretta di mano in quel modo, vuole dominare la conversazione.

Possiamo però notare delle varianti, ad esempio possiamo stringere con tutte e due le nostre mani, la mano dell’altra persona. Questo è un gesto di affetto, di empatia, di esser felici dell’incontro che facciamo. Un gesto tipico se vogliamo, di alcuni sacerdoti.

Più la nostra mano sale sull’avambraccio più è alta l’empatia e la felicità che vogliamo dimostrare al nostro interlocutore.

Per quanto riguarda la stretta di mano non è possibile descriverla semplicemente con un articolo, serve un esempio dal vivo, ma visto che non sei con noi in aula, il video postato qui sotto ti potrà aiutare:

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Ricapitoliamo

Il palmo lo possiamo trovare rivolto in tre direzioni

Immaginiamo di aver incontrato per la prima volta una persona e di averla salutata con una stretta di mano; il gesto trasmette inconsciamente almeno uno dei seguenti atteggiamenti:

  • 1. Predominio: Chi porge la mano cercando inconsciamente di prevaricare l’altro, cercherà di mettere la sua mano in modo tale da rivolgere il suo palmo in basso: è un gesto che sta a significare la volontà di voler gestire l’incontro.
  • 2. Sottomissione: Al contrario, avremo una stretta di mano definita “di sottomissione” qualora il palmo della mano sia rivolto verso l’alto.
  • 3. Uguaglianza: Quando entrambi i palmi restano in verticale, in una situazione di parità e rispetto reciproco.

Anche se la trasmissione di questi significati avviene in modo inconscio, può avere una forte influenza sull’esito dell’incontro.

Quando due persone dominanti si stringono la mano possiamo assistere ad una lotta simbolica per assumere il potere, visto che entrambe cercano di voltare il palmo dell’altro in posizione sottomessa. In questo caso avviene una stretta di mano in cui entrambi i palmi restano in verticale, in una situazione di parità, uguaglianza, rispetto reciproco, perché nessuno dei due vuole cedere di fronte all’altro.

Per creare un rapporto paritario durante una stretta di mano, bisogna assicurarsi di avere in posizione verticale sia il nostro palmo che quello del nostro interlocutore. Secondariamente, applicare la stessa stretta che si riceve. La prima impressione e la stretta di mano possono risultare strumenti potentissimi, per suscitare nei nostri interlocutori, una buona immagine di noi stessi.

Se vuoi approfondire l’argomento, ti aspetto al nostro prossimo corso sul linguaggio del corpo.

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